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La costa del Salento, vera meraviglia della penisola italiana, č caratterizzata da lunghi tratti di sabbia, alternati a tratti da scogli. Partendo da San Cataldo, ci si imbatte in spiaggette libere e sabbiose e mare cristallino, con la possibilitą di una vacanza allietata da ogni tipo di comfort: locali tipici, serate a tema, folklore. Spiagge sabbiose anche in localitą San Foca e Torre dell’ Orso, ambitissime nel periodo estivo, mentre arrivati ad Otranto, la sabbia si fa pił fine e compaiono gli scogli, che rendono il paesaggio pił caratteristico. Pił a sud si arriva a Santa Cesarea, nota localitą termale, caratteristica per le basse scogliere, una splendida costa rocciosa con faraglioni, grotte e naturalmente mare cristallino.
Dopo Castro, Trifase e Gagliano del Capo si giunge al tacco dello stivale, Santa Maria di Leuca, ricca di scogliere e calette, luogo di magiche atmosfere fatte di infinite gradazioni di colori e sensazioni, del mare, del riflesso argentato degli ulivi, del rosso dei tramonti, del profumo salmastro delle sagome delle antiche torri.
Sulla costa ionica troviamo Ugento, con spiagge sabbiose color oro e ottime strutture ricettive immerse nel verde, subito dopo si giunge a Gallipoli, spiagge sabbiose e ricche di vegetazione e si prosegue fino a Porto Cesareo, altra localitą assai frequentata dal turismo balneare.
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Gallipoli
La “cittą pił bella” č appollaiata su un’ isola dominata al centro dalla Cattedrale, vera e propria galleria barocca ricca di dipinti di pittori salentini e napoletani, incoronata da palazzi e chiese, tra cui quelle della Puritą, di S. Teresa, di S. Francesco, eretti tra il XVI e XVIII secolo, schierati lungo le riviere che seguono il perimetro delle antiche mura a mare.
Qui dove alla pietra leccese si sostituisce il tufo carparo, la decorazione plastica cede talora il posto a rivestimenti in maiolica dipinta che sulle facciate disegnano le immagini sacre, da non dimenticare la “fontana ellenistica” che conserva dell’ originaria costruzione
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tre rilievi con scene mitologiche tratte dalle
Metamorfosi e successive iscrizioni latine.
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Otranto
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Ponte verso l’ Oriente e punta estrema d’ Italia, Otranto fa respirare un’ aria quasi magica. Lo stesso sombolo della cittą, riproducente la ormai diroccata “Torre del Serpe”, riporta alla mente episodi leggendari legati al suo rapporto con il mare e con tutto il complesso immaginario simbolo avvolto nel mistero. La Torre serviva da faro, ma la leggenda racconta di un gigantesco serpente marino che di notte risaliva dai flutti per ingoiare l’ olio della lanterna, provocando l’ oscuritą ed il conseguente naufragio delle
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navi di passaggio. Un inquietante presagio di morte in
arrivo proprio dal mare? Dai bastioni di
Otranto, dalle viuzze, in effetti riecheggiano
ancora i tragici avvenimenti che coinvolsero la
cittą allorché, nel 1480 fu assaltata dai Turchi
che trucidarono 800 otrantini. Il castello e le sue atmosfere fantastiche ispirarono invece lo scrittore Horace Wapole che nel 1764 pubblicņ il famoso romanzo gotico “Il castello di Otranto”.
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Leuca
Leuca, ovvero il punto esatto in cui le acque dell’
Adriatico e dello Ionio si mescolano si fa
impercettibile la linea di confine tra Oriente e
Occidente, tra passato e presente, tra storia e
leggenda. Qui si ha veramente l’ impressione di
essere “ai confini della terra” , al margine estremo
della realtą conosciuta e si avverte con un brivido
lo scarto tra il misurabile al di qua e l’ in
conoscibile al di lą delle acque. Ricordata da
Stradone e dai principali itinerari antichi. Leuca
occupa l’ estrema propaggine del tallone d’ Italia.
Al Capo di S. Maria di Leuca, ai margini del
piazzale antistante il famoso santuario detto anche
“de finibus |
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terrae”, una croce in pietra ricorda il
pellegrinaggio giubilare del 1900 compiuto in una
terra che la tradizione racconta sia stata
beneficiata anche dal passaggio di S. Pietro.
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Brindisi
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Stazione terminale della via Appia dall’ etą romana e da sempre porta verso l’ Oriente, Brindisi ha visto imbarcarsi dal suo porto folle di pellegrini e crociati di tutto l’ Occidente cristiano. Al di lą degli inevitabili stravolgimenti subiti nei secoli a livello di fisionomia urbana, la cittą conserva numerose vestigia di ogni epoca a testimonianza di un passato ricco e glorioso. Tra queste il castello Svevo, eretto da Federico II,
il quattrocentesco Castello Alfonsino, detto anche
Castello Rosso o Forte a mare, costruito da Alfonso
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d’ Aragona sull’ isola di S.
Andrea. Il duomo romanico fu costruito nel
settecento, ma conserva, intorno all’ altare
maggiore, alcuni frammenti dell’ originario
pavimento musivo generalmente attribuito allo
stesso prete Pantaleone che nel 1165 č ricordato
in relazione allo splendido mosaico pavimentale
della cattedrale di Otranto. Non si dimentichi
il Tempio di S. Giovanni al Sepolcro e a pochi
km. Dalla cittą la chiesa di S. Maria del Casale eretta in etą angioina da Filippo principe di Taranto. |
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Taranto
Fondata nel 706 a. C. da coloni spartani, Taranto fu una
pił splendide e potenti cittą greche del Mezzogiorno, centro
politico, culturale e commerciale di grande importanza. Solo
Roma nel III secolo a. C. ne interruppe lo sfolgorante
cammino, segnato in seguito da altre importanti tappe, oggi
purtroppo, a livello monumentale cancellate del tutto. Nel
centro storico medievale sorge la cattedrale che custodisce
le reliquie di San Cataldo e alcuni frammenti di mosaico
pavimentale originario. Al periodo angioino, quando Taranto
fu sede di principato, |
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| risale invece la chiesa di
S. Domenico, innalzata nel trecento in forme gotiche
sui resti di un antico monastero e di un ancor pił
antico e grandioso tempio greco.
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